
Ho imparato in fretta. E non sempre è stato così. Al contrario. Mi è toccato in sorte un comprendonio che è bigiotteria. La vita mi ha ricompensato offrendomi compagnia scelta, a scuotermi e ripararmi. Lei è un dono per tutte le stagioni. Di tanto in tanto aggiungo qualche lettura che serve a rinnovare il dubbio e cacciare indietro l’ossido che mi scorre dentro per via di qualunque verità di lungo corso che vorrebbe darsi per rivelata. In questa costola staccata di Sicilia, certi anziani, molti a dire il vero, salutano prima che lo faccia tu. La signora, curva sul trasportino come una variante Ascari in verticale, si è tirata su raschiando forza dentro un barile secco, mi ha guardato dai suoi occhi verdi come il mare di fronte e la faccia increspata di cicatrici di quello stesso mare, poi un sorriso s’è fatto largo intorno alle sue labbra ridotte a due strisce sottilissime e mi ha scagliato contro un buongiorno inatteso e sincero. Ho risposto un po’ invasato al saluto della signora, improvvisando anch’io un sorriso vero ed ho provato vergogna. Per non aver colto in tempo utile la sua urgenza. Non esser riuscito ad anticiparne nobilmente la mossa. E non aver offerto a lei l’occasione prelibata di godersi il suo istante prezioso di lusinga. Ecco che ho imparato allora: ad ogni vecchio, masculu o fimmina, che incontro su questa macchia di terra che naviga a vista nel Mar Interno, forse in direzione d’Ercole e delle sue Colonne, sono io che saluto per primo a costo del più fragoroso insuccesso. Me ne vado in giro con lei su questo scooter scassato, saltando in un pomeriggio da Bue Marino a Cala Rotonda. E poi Lido Burrone e i Faraglioni. Alla rincorsa di un mare fresco e limpido ed in fuga da eserciti di meduse che paiono la Wagner nei giorni della marcia su Mosca. Blocchiamo le ruote sul ciglio di una sentiero sterrato che finisce in un campo. Ci viene incontro un vecchio con una zappa in mano urlando qualcosa nella sua lingua che è una musica dolce e complicata. Forse abbiamo invaso la sua proprietà. Oppure ci sta avvisando di un pericolo.
“Sabbinirìca cumpà” gli dico.
“Santu e riccu, ti devi turnari!”
“Unni avemu da annari cumpà?”
“O mari! Ti pari lu mari chistu?”
Buone vacanze a tutti.
Favignana, giugno ’23
Bellissimo!
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