4 novembre ’18 (di questo e di quell’altro secolo)

Sono trascorsi appena cento anni. Della Grande Guerra non è rimasto in giro nessuno che conosco. Neppure il comandante la 10^ compagnia del 3° battaglione, Brigata Sassari, che di me raccontò nelle sue memorie sull’altipiano. Il tempo è perfino peggiore della guerra. Non concede indennità di sorta e non salva la vita a chicchessia. Neanche agli uomini d’ardimento come il tenente della 10^, che tenne duro alla testa dei suoi soldati e sotto i miei occhi a Monte Fior e nella battaglia dello Zebio.
“Gli austriaci attaccavano in massa, in ordine chiuso, a battaglioni affiancati. Fucile a tracolla, essi non sparavano. Convinti che, dopo quel bombardamento, nelle nostre linee non fosse rimasta anima viva, avanzavano sicuri. Avanzavano, cantando un inno di guerra, di cui a noi non arrivava che la risonanza del coro incomprensibile: hurrá! […] La linea aprì il fuoco. Delle nostre due mitragliatrici, solo una sparava [la mia]. L’altra era stata distrutta da una granata. […] Il vento soffiava contro di noi. Dalla parte austriaca, ci veniva un odore di cognac, carico, condensato, come se si sprigionasse da cantine umide, rimaste chiuse per anni. Durante il grido dell’hurrà sembrava che le cantine spalancassero le porte e c’inondassero di cognac. […] Lo scontro [alla baionetta] tra i nostri e gli austriaci [avvenne confuso]. […] Il terreno era coperto di morti, ma avevamo resistito. Riportammo indietro i feriti, alla meglio, ché non avevamo più barelle…”
Il tenente della 10^ non si accontentò, ed uscì vivo perfino sulla Bainsizza. Lo ammirai col suo Partito Sardo d’Azione qualche anno dopo. Sull’Aventino poi. E con i Rosselli in Giustizia e Libertà. Sempre vigile, ancora più tardi, all’alba della Repubblica. Avreste dovuto conoscerlo anche voi quel tizio duro e ostinato come i figli veri della sua terra. Leggetevi cosa ha scritto di me e dell’incontro che ebbi col generale Leone nei pressi della feritoia 14. Leggetevi della discussione che scatenai dopo la notte dell’ammutinamento. Leggete le sue pagine e sentirete l’odore del cognac mescolarsi alla puzza di merda che ristagna nelle retrovie, il resede comodo degli alti comandi da quando mondo è mondo. Da quando guerra è guerra. Quell’odore pestilente che non raggiunse le nostre trincee e quasi mai inonda i sentieri, le strade, ed ogni altro luogo di fango e catrame calpestato dagli uomini e dalle donne che a milioni hanno dovuto inventarsi il coraggio per combattere e morire in nome di ragioni, ancora oggi, tutto sommato, disperatamente incomprensibili.

Il comandante settore mitragliatrici
Tenente Ottolenghi, da qualche parte che non sapete, 4 novembre 2018

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