Per chi suona la barriera

I pantaloni gli scendono bassi in vita e dalla cintura logora spuntano tacche oramai in disuso. Il gancio della fibbia è infilzato nell’ultima, quella più interna, e non c’è spazio per nessun altro buco. Io quel suono lo odio. Perché è quasi sempre (quasi sempre) un suono di disperazione. L’intermittenza mi fa ancora più senso.Continua a leggere “Per chi suona la barriera”

Mattinata fiorentina

Era il settembre scorso. Il giorno resse per un po’ a nuvole larghe in un rettangolo di cielo che assomigliava a una pista di autoscontro. Poi il sole arretrò dinnanzi a quelle nuvole che si tagliavano la strada gettandosi addosso l’una all’altra come fossero pilotate da adolescenti perfidi e storditi. Uno strato d’aria grigia siContinua a leggere “Mattinata fiorentina”

La Cumparsita

All’inizio c’è bisogno del segnalibro. Poi si prende confidenza con gli uomini e le donne che popolano il racconto e del segnalibro si può fare a meno. L’uso non è quello suo solito, serve piuttosto come passepartout tra una vicenda e la successiva, e tenere a bada un certo disorientamento. In questa grande saga familiareContinua a leggere “La Cumparsita”

Le cassiere al tempo del covid

Toni sorride contento. È domenica e finalmente riapre il centro commerciale. Fare la spesa di martedì o venerdì è un po’ come sposarsi o partire per il mondo in quegli stessi giorni. Porta sfiga, lo sanno tutti. Non si fa e basta. E poi Toni lavora fino a tardi il martedì e il venerdì. AlloraContinua a leggere “Le cassiere al tempo del covid”

Toscivághi al faidate

“Avete il presepe con il marmo dell’angelo che spezza le catene?” chiese uno di noi agli addetti alle vendite che indossavano maglioncini in tinta e ci guardavano sfilare senza dire una parola.Scosse la testa un tizio che ricordo paffuto e pieno di capelli del colore della cenere, continuando a non proferir risposta e a fissarciContinua a leggere “Toscivághi al faidate”

Pablito

Lo sapete bene. La primissima immagine che vi si accende dentro è la vostra, in quel torrido pomeriggio di un luglio lontano quasi quarant’anni. Ricordate esattamente dove vi trovavate. Davanti a quale tv, chi vi stava seduto accanto e gli occhi che avete incrociato al primo gol, e al secondo, e poi a quell’ultimo cheContinua a leggere “Pablito”

Libertà mancanti

Furono giorni terribili. Lo ricordo bene. Lo ricordiamo bene tutti, anche se noi toscivághi, gnomi della tribù nibelunga stipata da sempre sotto la linea sinistra del vostro fiume, dal Falterona alla sua bocca, restammo immuni al virus. Voi umani morivate invece, a centinaia, ogni giorno, negli ospedali e in quelle case di vecchi che siContinua a leggere “Libertà mancanti”